marcioKing

Pillole di un marcio dentro

Vi spiego perché la crisi dell’Eurozona non è finita di Paul Krugman

Chiunque studi l’economia monetaria internazionale conosce bene la Legge di Dornbusch: «La crisi ci mette molto più tempo ad arrivare di quanto pensavate, e poi si svolge molto più in fretta di quanto avreste pensato» (lo disse in un’intervista, nel 1997, il compianto economista tedesco Rudi Dornbusch). E con l’ultima crisi dell’euro è successo esattamente questo. Fino a poco tempo fa gli austeriani che dettano la politica macroeconomica della zona euro andavano in giro tutti tronfi a cantar vittoria per una modesta risalita della crescita. Poi l’inflazione è precipitata e l’economia dell’Eurozona ha cominciato a incepparsi, e tutti, cosa probabilmente più importante, sono andati a riguardarsi i fondamentali e si sono resi conto che la situazione rimaneva molto seria.

Anche nell’estate del 2012 la situazione sembrava grave, e Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea, riuscì a evitare che il vecchio continente precipitasse nel baratro. E forse riuscirà a farlo di nuovo, ma adesso il compito appare molto più difficile. Nel 2012 il problema erano gli interessi molto alti sui titoli di Stato dei Paesi della periferia dell’euro, che in realtà, come adesso sappiamo, crescevano più per questioni di liquidità che per problemi di solvibilità. In altre parole, i mercati temevano in sostanza che la Spagna o l’Italia potessero dichiarare entro breve tempo lo stato di insolvenza perché sarebbero rimaste letteralmente senza soldi, e queste paure minacciavano di trasformare lo scenario del default nella classica profezia che si autorealizza. Ma per disinnescare quella crisi bastò che Mario Draghi promettesse che la Bce avrebbe fatto whatever it takes (tutto il necessario). Una volta sgombrato il campo dalla prospettiva di una carenza di liquidità, il panico rientrò quasi subito. Attualmente gli interessi dei titoli di Stato di Spagna e Italia sono bassi, rispetto ai livelli storici.

Ma quello che sta succedendo adesso è ben diverso. È una crisi al rallentatore e coinvolge tutta la zona euro, che sta scivolando verso una trappola deflattiva. Draghi può cercare di imprimere una spinta attraverso politiche di allentamento quantitativo, ma non è affatto scontato che possano servire allo scopo, anche nelle circostanze migliori. E in realtà la politica limita pesantemente i suoi margini di azione. Un’altra cosa che mi colpisce è la quantità di confusione intellettuale che ancora c’è in giro. La Germania continua testardamente a voler vedere tutta la crisi come l’effetto di una gestione irresponsabile dei conti pubblici, e questo non solo esclude la possibilità di stimoli di bilancio efficaci, ma azzoppa l’allentamento quantitativo perché Berlino vede l’idea di comprare titoli di Stato come un anatema.

E un’altra cosa incredibile è il fatto che la logica della trappola della liquidità, dopo sei anni – sei anni! – di tassi di interesse quasi a zero, continui a non essere compresa. Ho letto recentemente, e non è neanche l’esempio peggiore, un editoriale sul Financial Times di Reza Moghadam, vicepresidente della Morgan Stanley, che scrive che «i salari e il costo del lavoro in generale sono semplicemente troppo alti, anche per gli standard dei Paesi ricchi e tanto più rispetto ai concorrenti dei mercati emergenti».

Santo cielo! Se è la concorrenza esterna che vi preoccupa allora bisognerebbe svalutare l’euro, non tagliare i salari. E tagliare i salari in un’economia incastrata in una trappola della liquidità quasi sicuramente aggraverebbe la recessione. Com’è possibile che ci sia ancora qualcuno che non lo capisce?

L’Europa ha sorpreso molte persone, me compreso, con la sua capacità di resistenza. E penso che la Bce di Draghi sia diventata un importante elemento di forza. Ma faccio sempre più fatica (e come me altri con cui ho parlato) a capire come andrà a finire tutta la faccenda (o meglio a capire come farà a finire in modo non catastrofico).
Se trovate implausibile una storia in cui Marine Le Pen porterà la Francia fuori dall’euro e dall’Unione Europea, ditemi qual è il vostro scenario alternativo.

(Traduzione di Fabio Galimberti)

19 ottobre 2014

Mi sento come un Mac; con un enorme potenzialità ma usato e stuprato dalle ragazzine alla moda al massimo per giocare a candy crush ….

Mi sento come un pappone ma un po diverso. Il pappone è il protettore delle puttane, io semplicemente sono il protettore degli sfigati

Ciascuno deve organizzare il caos che ha dentro di sé.

—Frederich Nietzsche (via mophata)

(via cristalssoul)